Parlare italiano: un osservatorio degli usi linguistici PDF Stampa E-mail

 

L’osservatorio ha due obiettivi fortemente interrelati. Il primo obiettivo consiste nell’allargare la base conoscitiva dei principali meccanismi enunciativi e grammaticali della comunicazione parlata attraverso studi basati su corpora. Il secondo obiettivo consiste nel valutare come e quanto l’allargamento e l’approfondimento della base documentaria possano contribuire a una migliore comprensione del sistema linguistico nel suo complesso. E’ evidente infatti che il parlato, ad un primo livello, si caratterizza come un sottoinsieme di strutture linguistiche tipiche non, o solo parzialmente, osservabili in altri contesti; ad un secondo livello, il parlato ci permette di scoprire relazioni tra porzioni diverse della grammatica, altrimenti nascoste, ma comunque centrali nell’architettura generale del sistema.


Agli obiettivi più strettamente linguistici si aggiungono obiettivi informatici rivolti allo studio della struttura dei metadati e dei database linguistici, e all’analisi e all’implementazione, anche in ambienti di calcolo ad alte prestazioni, e alla creazione di strumenti e di tecniche di segmentazione automatica per segnali audio-video, con specifiche finalità di supporto alla gestione di corpora linguistici multimediali e multimodali.


Dati questi obiettivi, Parlare italiano raccoglie numerosi studiosi provenienti da diversi gruppi di ricerca che si occupano dei molteplici aspetti della comunicazione parlata. E’ questo un punto di forza che permette di presentare non solo un ampio panorama di studi e di punti di vista, ma soprattutto permette di creare quell’intelaiatura necessaria alla costruzione di una visione sistematica dei fatti linguistici che è prioritaria per dare ordine alle apparenti eccentricità.


La pluralità dei punti di vista presenti si evince dalle aree tematiche di ricerca presenti nel portale, che coprono numerosi aspetti delle ricerche sul parlato e la comunicazione parlata: dalla storia degli studi sul parlato alle ricerche sulle dimensioni di variazione del parlato (diacronia, diatopia, diafasia, parlato nativo e non-nativo), dai contributi della linguistica computazionale alle sperimentazioni in ambito tecnologico per l’analisi e la gestione di dati di parlato, ai contributi della ricerca audiologica e psicologica sui disturbi del linguaggio parlato. Benché già numerosi, l’elenco non è né esauriente né chiuso, ma aperto ad ampliamenti e arricchimenti. Ugualmente aperti sono del resto i livelli di descrizione rappresentati: prosodico, morfologico, sintattico, lessicale, semantico, pragmatico.


Dopo un periodo importante di indagini con fini prevalentemente documentari, che ha avuto come scopo conoscitivo primario quello di mettere in luce fenomeni e usi linguistici meno noti, o addirittura sconosciuti, oggi si può aprire una fase di sistematizzazione dei fenomeni relativi alla comunicazione parlata e alle strutture linguistiche del parlato. Per raggiungere questo obiettivo è necessario che si tenga conto non solo del tipo e della frequenza delle varie strutture linguistiche, ma che se ne trovi la ragione e la specificità in rapporto a tutti gli elementi che concorrono alla significazione. La presenza di determinate strutture linguistiche in un dato testo dipende infatti non solo da ciò che la grammatica consente e dalle scelte individuali del parlante, ma da ciò che la condizione enunciativa permette o, se si vuole, rende più funzionale e preferibile.


Esistono delle costanti del discorso parlato che non sono riconducibili solo all’uso del canale fonico-uditivo, ma dipendono piuttosto dalla complessa relazione tra grammatica della lingua e condizioni semiotiche e cognitive in cui le strutture linguistiche si attualizzano. Una corretta spiegazione delle strutture linguistiche del parlato non può limitarsi infatti a fare appello agli aspetti fonici, ma deve necessariamente prendere in considerazione le potenzialità e i vincoli semiotici e cognitivi normalmente associati al parlare e all’ascoltare. Quando parliamo (e ascoltiamo), forse più di quando usiamo altre modalità di comunicazione, è evidente la pressione, per dir così, dei vincoli enunciativi. Si rivela infatti decisiva per spiegare gli usi parlati l’interdipendenza tra strutture linguistiche, condizioni di produzione e ricezione e condizioni di relazione tra i partecipanti all’atto comunicativo.


Ciò rende il parlato un punto di osservazione privilegiato per lo studio delle relazioni tra strutture linguistiche e condizioni di significazione. Acquisire il parlato nella base di dati su cui costruire le nostre teorie arricchisce quindi la conoscenza non solo della variabilità degli usi, ma anche del sistema linguistico, dei suoi componenti o livelli e può portare alla costruzione di modelli più adeguati dal punto di vista esplicativo.


L’analisi anche di fatti minuti si deve quindi inserire in una cornice più ampia in cui si tiene conto del quadro semiologico generale e della dimensione interattiva all’interno del quale gli usi parlati trovano le loro ragioni appunto significative. Solo in tal modo è possibile costruire una grammatica generale che sia in grado di spiegare il parlato all’interno di un quadro unitario, e non come appendice eccentrica e/o marcata. E’ questo, a nostro parere, un passo necessario che permette di individuare gli elementi basici e fondanti del parlato (ma anche di altre modalità di trasmissione) senza perdere di vista la costitutiva unicità della lingua.


L’assunzione di questo punto di vista, da un lato, richiede che le analisi linguistiche valichino i tradizionali confini settoriali mettendo in relazione fenomeni di livelli diversi e apparentemente non immediatamente connessi (si pensi per esempio alla pertinenza delle proprietà fonetiche del livello soprasegmentale per l’articolazione sintattica del discorso parlato) e, dall’altro, il concorso di conoscenze che derivano non solo dalla linguistica, ma anche da altre discipline: filosofia, psicologia, antropologia…


In altre parole, una buona rappresentazione di ciò che avviene quando parliamo e ascoltiamo presuppone una descrizione multidimensionale e una spiegazione multidisciplinare. Parlare italiano, offrendosi come sede aperta a contributi di ricercatori provenienti da discipline e punti di vista diversi, spera di contribuire a questo programma di lungo periodo e di portata più generale.