|
There are no translations available.
Elio Marciano Pasquale Riccardi Iolanda Alfano
Una rassegna delle varie posizioni assunte in letteratura sulla misurazione percettiva della qualità della voce indica chiaramente che la valutazione percettiva è un aspetto molto controverso, ulteriormente complicato dalla mancanza di una terminologia universalmente accettata e condivisa. Ad un problema di ordine terminologico, si aggiungono la discutibilità dei parametri considerati nei protocolli, la scelta dei tipi di scale e dei campioni di parlato, nonché le differenze idiosincratiche tra coloro che sono chiamati a dare una valutazione. Dato il peso di tali scelte, alcuni autori giungono a mettere in discussione la validità stessa di misure percettive della qualità della voce (Kreiman & Gerratt, 1996, 1998, 2000).
Nonostante non esista tuttora un protocollo di misurazione percettiva universalmente accettato, il metodo più ampiamente utilizzato è quello proposto dalla Società Giapponese di Foniatria e Logopedia divulgato da Hirano. Esso si basa sull’impiego della scala GRBAS che prende in considerazione cinque parametri: G (overall grade of hoarseness), R (roughness), B (breathiness), A (asthenic) e S (strained quality). Ad ogni parametro viene assegnato un punteggio da 0 a 3, dove 0 si riferisce a una condizione di normalità. Anche grazie alla semplicità della sua scala, con solo quattro categorie (normale, leggero, moderato, grave), tale metodo è ormai standardizzato ed ha il vantaggio di un’applicazione pratica in ambito clinico. Tale semplicità costituisce, però, allo stesso tempo un limite, consistente nella mancanza di precisione e accuratezza della valutazione. Vari studi mettono in luce altri limiti ampiamente dibattuti di questo tipo di protocollo, primi fra tutti l’affidabilità della valutazione in relazione alla mancanza di misure acustiche e la variabilità della strategia percettiva dipendente dal grado di esperienza e dalla diversa formazione professionale di chi fornisce una valutazione. Rispetto a quest’aspetto, poi, la variabilità della valutazione pare dipendere anche dai parametri considerati: secondo alcuni studi, il parametro G della scala risulta affidabile sia in relazione al diverso grado di esperienza e di background professionale (non si riscontrano, cioè, differenze significative in merito) e sia in relazione all’accordo “interno” tra i giudici. Il grado di agreement è stato inoltre testato anche proponendo gli stessi stimoli agli stessi giudici nelle medesime condizioni, ma in tempi diversi (dopo due settimane); anche questa analisi rivelerebbe differenze significative in merito ai parametri: il parametro G risulterebbe l’unico completamente affidabile. La coerenza della valutazione a distanza di tempo pare, infine, variare in maniera direttamente proporzionale al grado di esperienza dei giudici (De Bodt et al., 1997). Recentemente, tale scala è stata analizzata in rapporto ad un sistema di misurazione obiettiva, la MDVP scale, per indagare sulla relazione tra questo tipo di valutazione percettiva, quindi soggettiva, e una serie di parametri acustici, più precisamente, per capire in che modo i parametri percettivi correlano con quelli fisici (Bhuta et al., 2004). Premessa la necessità di ulteriori investigazioni, emerge da tale studio un rapporto tra i parametri della scala GRBAS e i correlati acustici presi in esame e sopra tutto si delinea l’importanza di un’analisi congiunta di valutazioni percettive e fisiche.
La presente analisi nasce dunque con l’intento di una valutazione che tenga conto tanto di misurazioni acustiche obiettive, quanto di stime percettive della qualità della voce del parlato di bambini ipoacusici. Con questo intento è stato messo a punto un questionario nel quale si chiedono valutazioni riguardo al sesso, all’età, al grado di sordità, nonché considerazioni generali riguardo alla voce ascoltata. Il questionario verrà sottoposto ad esperti del settore (fonetisti, logopedisti e foniatri) i quali sono chiamati ad esprimere un giudizio, utilizzando una scala da 0 a 7, in merito a fenomeni segmentali e soprasegmentali con particolare attenzione alle caratteristiche presumibilmente più rilevanti del parlato dei bambini ipoacusici. Tale questionario è concepito in maniera tale da proporre più volte la valutazione degli stessi aspetti, posti però in veste differente, con lo scopo di poter valutare il grado di coerenza delle considerazioni. Il corpus utilizzato consiste in una selezione di registrazioni di dialoghi di 10 bambini ipoacusici elicitati tramite la tecnica e il materiale del test per la valutazione fonologica del linguaggio infantile di Umberta Bortolini (Bortolini, 1995). Tale metodo, consistente nella proposta di una descrizione di figure (in sequenza e non), consente di ottenere un tipo di parlato relativamente spontaneo.
Come precedentemente anticipato, tale questionario mira a studiare la relazione tra i parametri acustici e la definizione di qualità della voce: l’analisi dei risultati sarà quindi sviluppata in relazione alle relative valutazioni acustiche.
Bibliografia.
Bhuta, T.; Patrick, L.; Garnett, J. D., 2004. Perceptual Evaluation Of Voice Quality And its Correlation With Acoustic Measurements. Journal of Voice, 18 (3), 299-304.
Bortolini, U., 1995. Prove per la valutazione fonologica del linguaggio infantile (P.F.L.I.). Padova: Edit Master Srl.
De Bodt, M. S.; Wuyts, F. L.; Van de Heyning, P. H.; Croux, C., 1997. Test-Retest Study of the GRBAS Scale: Influence of Experience and Professional Background on Perceptual Rating of voice quality. Journal of Voice, 11 (1), 74-80.
Kreiman, J. & Gerratt, B. R. 1996. The perceptual structure of pathologic voice quality. Journal of Acoustic Society of America, 100, 1787-1795.
Kreiman, J. & Gerratt, B. R. 1998. Validity of rating scale measures of voice quality. Journal of Acoustic Society of America, 104, 1598-11608.
Kreiman, J. & Gerratt, B. R. 2000. Sources of listener disagreement in voice quality assessment. Journal of Acoustic Society of America, 108 (4), 1867-1876.
|